A jockey full of bourbon
domenica, novembre 12, 2006
ho ballato il sirtaki sulle mani nude.
poi mi sono seduto in riva al mare ed ho, per un momento, creduto di vedervi.
di nuovo l'oscurità.
con il suo stridere di gabbiani ed il battito incessante delle vele che si oppongono al vento.
un bastone non è sufficiente.serve direttamente un abete per competere con voi diavoli.
venerdì, aprile 28, 2006
le regole le ha poste qualcuno; probabilmente viveva in un tubo catodico ed è rimasto folgorato.
mentre le foglie si dispiegano sulla testa del turista armato di pellicola e notes, proprio quando l'immagine diventa più nitida, quando sarebbe opportuno scattare per rendere eterno, una forza irrilevante ma comuque insostenibile si pone tra il cacciatore e la sua preda iconografica.
bastano quei pochi istanti perchè la perfezione possa tornare alla sua sede originale, dove nessuno può raggiungerla, nemmeno l'obiettivo del più astuto dei predatori.
mercoledì, febbraio 08, 2006
depositare all'uscita la biancheria. e le lenzuola. prego.
la direzione
è sceso dal tram, ha atteso il verde, poi ha attraversato la strada per incanalarsi infine nella corrente umana, sballottato qua e là.
sembra impossibile che sia riuscito, dopo tutti quei chilometri in mezzo all'umanità ruminante, a preservare il suo savoir faire e la sua acconciatura magnetica.
un vero signore.
ho posato per terra una cartaccia usata, poi sono salito sul tram recilando lo schienale di rovere del sedile. ho poi salutato la vecchietta con la spesa e il bambino rumoroso con la cartella rossa e blu.
ma ancora una volta l'umanità non mi è sembrata meno sgangherata.
ti sei coricato sull'asfalto alla fine, come minacciavi da tempo.
una rapida occhiata al vigile e, non appena ha svoltato all'angolo con la IX (SINFONIA), hai finalmente appoggiato il volto sul manto scuro, guradato da vicino tutte quelle pietruzze...romantico.
e noti, da laggiù, un'umanità policromatica.
arriva il numero 67, lo hai calcolato, non può far in tempo a frenare.
venerdì, gennaio 06, 2006
gli scogli e le notti insonni.insomma.
piega a destra, poi a sinistra, giù per il viadotto, e poi sull'autostrada, neve che scheggia il parabrezza, auto impazzite che fanno increspare come un'onda tutta la pelle della tua schiena quando provano a sorpassarti, un treno di due vagoni che perso nella confusione avanza tentennante vicino al guard-rail...
una moto ti punta gli abbaglianti...ma stiamo scherzando?piega a sinistra, evita il palo, manda un bacio al crepuscolo lunare lassù, accelera ancora e comincia a piangere lacrime di cristallo gelato.
una tormenta ed un dolce risveglio.
una angelo ed un agnello chiusi in un piccolo solaio, a nitrire l'uno, a belare l'altro.
clic, cloc, clic, cloc...lampadario a penzoloni sulla testa del barista.in attesa del mio doppio whiskey mi addormento ancora una volta.
venerdì, dicembre 16, 2005
“Non è necessario sopportare, è invece consigliabile immaginare”
è la fine dei sessanta, o forse dei novanta, poco cambia, giusto un capogiro, una smorfia e due ritornelli più elettrici che & roll. Siamo seduti sul bordo delle piscine che sono bacinelle di ricordi, di stili passati, di gotici rintocchi di campanili, di passeggiate boeme nel viale dedicato a qualche santo scomparso di recente. Chiacchieriamo di tutto e di tutt’altro, illustriamo con grandi gesti delle braccia il confine che ci separa dal futuro mentre questo spinge il presente nel blu sottostante.
Infine sentiamo la necessità di immergere il volto nello specchio del passato e bagnarci ancora una volta nelle sue sinuosità calde e aromatizzate al tamarindo.
Testamento di due vedove nella notte.
martedì, novembre 29, 2005
...e rincorrere le luminarie per le strade gelate
immagina di essere te stesso, per un solo momento, e di insinuarti nella concavità di una vecchio pneumatico usato e abbandonato vicino ad una bidone in piazza. poi pensa di cominciare il viaggio con un'annusata della gomma, una leccatina al superficie aspra e masticata dal tempo, una carezza a quei solchi che percorrevano l'asfalto; infine ti dai una spinta e rotoli assorbendo gli urti e osservando la giostra e le seppie che ti circondano confusi nel suono delle campane domenicali.
una pista è pur sempre una percorso da inseguire, sebbene sprovvisti di guida e ammaliati da una vecchia gazza.
sabato, novembre 26, 2005
barbaresco night and the sunshine on my lips...
c'è pur sempre un modo per sbarazzarsi dell'immensità e ritrovarsi nelle piccole stanze a sorridere ed ammiccare con i vecchi amici.
una specie di nuvola mi osserva dall'alto e prova a capire che cosa possa rappresentare la mia persona; un gatto, un eroe che insegue il minotauro dopo che questi ha fatto a brandelli, seppur cartacei, il piccolo teseo, oppure un'anitra che ha perso le sue piume nel vortice del tempo?la nuvola seguita ad interrogarsi ed io resto lì, narciso, felice di essere contemplato ed al tempo stesso associato a chissà quali forme o teoremi.
hai fatto la doccia o l'hai solo pensato?
martedì, novembre 22, 2005
"whiskey you're the devil"
e la strana notte in soho, piovosa e stramba, se ne è andata con i suoi ventagli spiegati nel fumo delle pipe e dei sigari; una nave e la sua ciurma di chiacchiere ubriache.
ondeggiano le stanze, si piegano le porte al latrare dei cani, una vecchia infermiera soccorre lo spirito stanco incastrato nella cerniera dei jeans.
hai acceso le tue guance al primo freddo e mi hai lasciato sotto la pensilina a pensare: che, in fin dei conti, non c'è notte senza un netturbino arrabbiato che ti svuota addosso il suo inevitabile dispiacere per la situazione politica del'arkansas.
lunedì, ottobre 31, 2005
le bottiglie e la strada
si è rotta ed è stata mangiata dalle suole,poi si è recata su mille pavimenti per scalfirli e farli sanguinare tra le schegge.
ha pianto le sue lacrime di spirito, perso la testa mal avvitata, poi ha aiutato per l'ultima volta il sole a pettinarsi.
infine è stata lanciata da mani poco attente e gambe ondeggianti dal settimo piano.
un fragore e poi tante risate.i calici si riempiono.
domenica, ottobre 09, 2005
la coperta del porcospino
se qualunque cosa si attenesse al lento emergere di un iceberg, al chiarore di una luna sfocata o di un sole desolato, beh, allora potremmo definirci sereni e affascinati dal nostro malumore.
la notte si pescava e beveva caffè caldo, di giorno invece una coperta ed una sigaretta malfumata erano più che sufficienti ad assicurare uno spasmo prima del sonno.
che poi non è, come insegnano i cuochi, sede di sogni perenni; è una carrozza vuota e comoda, senza il cocchiere sorridente ad aspettarti dopo il ballo in camicia di forza.
allora prova a metterla in moto e a ruzzolare giù per la collina, con un incerdibile squittio di ruote e solfeggio di vetrerie.
il vantaggio è evitare le noie del cocchiere se ha la sbronza triste e, soprattutto, l'itinerario da lui in(m)-posto...per la lunga strada verso casa.
crude insalate e freschi ortaggi per le principesse, una pipa ed un oblò per il caporeparto intento a dipinger loro il volto.
martedì, settembre 13, 2005
notte e altri rimasugli
quanti i libri di fiabe sfogliati dalla tempesta, come arbusti fioriti che sperano, chini, di eluderne la forza, quante le filastrocche sussurrate tra gli steccati e le arnie dondolanti, quanti i salmi recitati che sprofondano nell'acquitrino in cerca di salvezza.
la baia era lì, pensosa e solitaria, ad osservare, come una buona madre, che le piccole imbarcazioni sbattute dal vento non si inoltrassero troppo tra le onde rischiando di perdere il loro carico umano.
fischi di balene e canzoni di delfini, un paio di pescatori troppo anziani per credere ancora in qualcosa, il lungo rumoreggiare degli scogli e, in fondo, le luci del paese con la sua campana ricoperta di alghe e salsedine a monito sulla banchina principale.
era tardi, o presto forse, i minatori uscivano di casa, già sporchi perché "tanto non serve andare al lavoro puliti", con il loro paniere di latta nera ripieno di marmellata di more, pane scuro e una fresca (ma ancora per poco) stout.
la burrasca continuava e anche i chiurli e le rondinelle la piantavano di volare per rintanarsi sotto qualche tetto, tra le case basse di Swansea, in attesa di un segnale dall'alto, un lampo che squarciasse il grigiore del cielo e l'oscurità dipinta sulla pelle degli operai.
poi tutto sarebbe ricominciato, più pesante e avvincente di prima.
venerdì, agosto 19, 2005
un maglione arrotolato e altre articolazioni.
dalla finestra osserva le guglie polverose, il tetto ammuffito, i mattoni abbronzati di smog. la cornacchia di metallo è sempre sulla vetta che va dove il vento ha deciso di sbuffare polveroso e cencioso. in lontananza le torri e le ciminiere, un po' di sana penombra sotto il portone al numero 7 di via della bastiglia.
la gru ondeggia immobile...sono le nuvole che, sebbene stanche e ingolfate dal pomeriggio oleoso, le trasmettono tanta eccitazione.
fagiani rossi e pavoni grigi si inseguono per le strade e sui minareti della vecchia fabbrica tessile(ora voliera comunale per poveri aviatori).
nel cielo di latta sente un piccolo motore sussurrare.
alla fine il mondo non è poi così male, se ci si siede a guardarlo con gli occhi chiusi, le orecchie spente, le mani screpolate ed il naso raffreddato.
auguri,agli avventori
sabato, luglio 23, 2005
ondeggiando al crepuscolo, si ottiene un impasto incredibile, con cannella e zenzero gli occhi iniziano a luccicare, le cicale a sorridere sorseggiando quel tanto di tempo che la natura concede loro.
la brughiera ansima già al mattino, e il viaggiatore, abbandonato lo sconforto, riprende a piene mani l'acqua fresca del torrente, si lava la faccia, massaggia il costato e poi cucina una paio di uova trovate lì vicino, probabilmente dono amorevole di una gazza solitaria.
nemmeno la pioggia sottile che ha bagnato per tutta la notte il terreno intorno al suo fiacco falò può convincerlo che quella non sarà una splendida giornata, a piedi, da solo, nella pianura impaziente.,
temevano che le luci fossero troppo forti per i miei miseri occhi, ma li ho ingannati e dopo qualche istante ho spalancato le narici, inghiottito un sorso di rhum caldo e urlato tutto il mio disprezzo per quella prigionia.
si mise in cammino, accavallò le gambe, chiuse gli occhi.nonostante il sole già alto, poteva cominciare un altro viaggio.
domenica, giugno 19, 2005
talvolta gli piaceva camminare confuso tra le dune sul litorale, assaporare quel gusto di acqua salmastra che cresceva dal mare abbandonato.
motivo di giubilo era per lui l'avvento di un sogno, di una notte finalmente tranquilla, non più schiava del petrolio di mille lampade arrugginite, dell'odore di copertoni che invadeva il bagno turco della sua piccola città.
troppo spesso si sarebbe però ancora destato, la bocca secca e i denti scalfiti da quell'aria eccessivamente pesante per un litorale, seppure abbandonato.
nemmeno più il faro gli era di conforto, no, anch'esso era divenuto una padella luccicante intenta a friggere la luna.
troppi peccati, troppe bugie, questo è il senso di esser vagabondi.
lunedì, maggio 16, 2005
come un arrivo in salita, come uno sprint solitario tra neve e alberi dai fusti nodosi, come una parrucca spazzata via dal vento, così si sente un pesce in un acquario, vittima di sguardi troppo spesso persi nel vuoto.